ARTISTA DEL MESE DI LISCIO.UNO
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MAURO LEVRINI

Da più di 20 anni fa una media di 300 concerti l’anno, durata dei concerti: 3 ore almeno! E di repertorio inedito!
Nel 1988 ha pubblicato il suo primo album, da allora sono 14 per un totale di 500.000 album venduti!
Ogni anno al raduno del suo fan club si raccolgono almeno 500 persone da tutt’Italia!
Senza casa discografica, senza distribuzione, senza manager: un successo totalmente ‘faidate’, modesto e silenzioso!
Sconosciuto, sotterraneo, fenomeno popolarissimo nonostante la totale assenza dai media, un vero minatore al lavoro 7 giorni su 7 in una delle poche miniere della musica italiana con vena ancora ricca e prolifica:Mauro Levrini
Mauro Levrini è il più popolare cantante, autore e show man del sommerso mondo della cosiddetta ‘musica da ballo’.
Un universo sconosciuto, che però conta un numero impressionante di fan, soprattutto famiglie giovani con bambini, e macina cifre impressionanti nel decadente mondo della musica, pur mantenendo un approccio di totale understatement mediatico: un vero fenomeno popolare che vive e si ingrossa in piena libertà e spontaneità nella totale assenza di marketing, promozione e organizzazione commerciale.
Mauro Levrini rappresenta un fenomeno ed un universo, non solo italiano, su cui molti dovrebbero riflettere.

Mauro Levrini nasce a Modena da una solida famiglia emiliana con profonde radici nel mondo dello spettacolo e della musica: il padre era attore di teatro e suonava il violino, il nonno era tenore. A 7 anni inizia a studiare chitarra, ma la maestra lo dirotta presto al canto al quale lo trova straordinariamente portato.
Mauro inizia presto a partecipare ai tanti concorsi canori per giovani promesse dell’Italia degli anni ’60 e ’70 fino a vincere a 12 anni il GiroMike: il prestigioso Telegatto è suo. Corre il mitico 1975 e nell’Italia di allora quel premio ha un grande peso: sarà anche l’ultima volta che la straordinaria carriera sotterranea di Mauro avrà la prima pagina della stampa popolare italiana; pagine con foto ingiallite di Mauro in pantaloncini corti, conservate con devozione dai suoi genitori.
Ma in casa Levrini nessuno si monta la testa e il lavoro prevale su qualsiasi ragione: Mauro viene quindi scritturato a 15 anni dall’allora celebre e titolata Orchestra del pianista modenese Sergio Boni, ensemble di ballabili con ben 9 elementi sul palco, con tanto di fiati e un repertorio multilingue di 250 brani arrangiati swing da imparare a memoria in pochi mesi per poter salire sul palco con la disinvoltura e la tenuta, fisica e psicologica, di un vero professionista del settore! A soli 15 anni.
Mauro parla ancora oggi di quell’esperienza come di un momento molto duro e traumatico della sua adolescenza: “Ci si esibiva a Rimini per 3 giorni a settimana durante i week end. Il pubblico era diverso ogni sera e molto internazionale, come il repertorio che si doveva dominare senza esitazioni. E’ stata una grande scuola di vita e disciplina professionale, una grande palestra di versatilità e impegno, come forse non ce ne sono più”.
Poi a 18 anni Mauro passa all’Orchestra di Orietta Delli, dove rimane per cinque anni come cantante solista.
Finalmente, nel 1987, forte di un rapporto straordinario con il palco, di un’esperienza immensa per la sua età e di un senso del lavoro e della disciplina impensabili fuori dall’ambiente dell’intrattenimento danzante, Mauro Levrini fonda il suo gruppo e pubblica il suo primo album di inediti, dimostrando un notevolissimo spirito imprenditoriale e soprattutto la voglia fortissima di trovare una strada originale e personale in un mondo che non rinnegherà mai, ma di cui vede, meglio di chiunque altro, la limitazione imposta dall’abitudine di proporre cover e non inediti.
Mauro Levrini diventa quindi imprenditore di se stesso: manager, agenzia, editore, discografico, produttore di se stesso. Sua la gloria, sua la responsabilità di ogni singola scelta e del buon esito della strada scelta: qualche cosa che sta a metà strada tra il mondo sommerso dell’intrattenimento danzante e il pop melodico di tradizione italiana.
“Se proprio dovessi darmi una definizione, direi che sono uno degli ultimi, se non l’ultimo, vero cantante di tradizione italiana. Quella figura che una volta trovava la sua perfetta incarnazione in Massimo Ranieri o Claudio Villa e ora non esiste più. Faccio canzoni pop, molto più pop di quello che ci si potrebbe aspettare nell’ambiente delle sale da ballo. Ma il mio repertorio originale piace e dopo 20 anni posso dire che è stata una scelta giusta.”
Dunque Mauro è stato, e tuttora è, anche un innovatore nel mondo della musica ballabile, uno che ha scelto di sfidare le regole non scritte della cover e ha ottenuto uno strabiliante, strano risultato, a metà strada tra il pop melodico da classifica e l’anonimato popolarissimo della sala da ballo.
Anche perché Mauro non ama fossilizzarsi e ascolta tutta la musica che lo circonda: “Ascolto tantissima musica, senza confine di generi. Poi so bene che il mio mestiere è duro e necessita di accorgimenti diversi dal pop tradizionale, ma cerco sempre di mescolare le carte, di ottenere un risultato godibile, molto moderno e contemporaneo lasciando intatta la voglia di ballare e di distrarsi che caratterizza il mio pubblico”
Un solo sguardo al tour di Mauro – ma si può parlare di ‘tour’ quando si suona tutto l’anno? – e si nota subito che le date non seguono affatto la logica consueta della contiguità, anzi…… ”In effetti per contratto noi non possiamo fare date vicine, altrimenti si creerebbe concorrenza tra i locali, quindi facciamo esattamente il contrario rispetto ai tour tradizionali: fissiamo le date il più possibile lontane l’una dall’altra. Se aggiungi che tutta la produzione di ogni singolo spettacolo è nostra - fonico, datore luci, impianto, facchinaggio, tutto è fatto da noi in prima persona - ti rendi conto della massa enorme di lavoro. Poi alla fine ci sono tre ore almeno di concerto da fare. A volte diventano quattro e non si può dire di no al tuo pubblico. Poi si smonta tutto, e intendo tutto, e si torna a casa. Io guido la mia macchina, il gruppo guida il pulmino. E il giorno dopo si riparte.”
Con una vita del genere è quasi impensabile che Mauro trovi il tempo di scrivere, produrre, registrare e pubblicare in media un album ogni 2 anni scarsi eppure…. “Eppure è così. Mi avvalgo di un bel team di lavoro che mi segue da anni e mi aiuta per musica, testi e arrangiamenti. Poi registro con turnisti di ambito pop tradizionale, diversi dal mio gruppo live, gente abituata al lavoro di studio e a palchi diversi dai nostri. In questo modo ottimizzo i tempi e soprattutto mantengo nell’album un sapore più pop, più fresco rispetto forse all’automatismo di chi suona tutte le sere. Dal vivo il mio gruppo è una vera macchina da guerra, ma non posso chiedergli troppo, sarebbe inumano!”
Il nuovo lavoro di Mauro verrà come sempre venduto nelle infinite date della sua vita live on stage e per la prima volta, dopo tanti anni di successi silenziosi, Mauro ha deciso di ‘fare comunicazione’. Perché? “Perché no? Forse anche questa totale assenza di contatto con i media non è una necessità, ma un’abitudine, un modo di lavorare sommerso di chi fa il mio mestiere, diciamo una ‘tradizione’ non scritta. Forse c’è solo bisogno di rompere un cliché, insomma anche in questo caso mi piace l’idea di provare una strada diversa.”
 
 

 

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